Piero Pelù per il NO: “Per loro è business. E ora sento forte la puzza della P2” !!

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Piero Pelù per il NO: “Per loro è business. E ora sento forte la puzza della P2” !!

 

“Stanno spendendo milioni, pensano solo a potere e soldi. Di sicuro finanzieranno ancora le banche. Per questo voto No”.

Piero Pelù risponde mentre è in viaggio, in giro per l’Italia per lanciare il suo ultimo lavoro con i Litfiba, Eutopia. Guida la macchina e parla. Guida la macchina e si infervora. Ci saluta. Poi richiama, una, due, tre volte, aggiunge elementi, perché “non ne posso più di questa campagna elettorale, di questa assurdità, non vedo l’ora di salire sul palco di venerdì (la Woodstock del No) e guardarci in viso”. Così guida la macchina e racconta il perché del suo voto, a partire da una sensazione di chi sa e ha le prove: “Tutto questo referendum mi puzza di business. Affari. Soldi. Potere”.

Ne è certo.

Quanto ha speso il comitato del Sì? Sono ovunque, in qualunque forma: dai cartelloni pubblicitari per le città agli spot sugli schermi nelle sale d’attesa degli aeroporti. E tutto per parlare alla pancia della gente, hanno terrorizzato gli italiani, mentre loro appaiono rassicuranti, solidi, gli unici in grado di salvarci.

Per lei è questione di soldi.

Si intrecciano con il potere. Sono certo che hanno già in programma la privatizzazione dei servizi pubblici a partire dalla sanità, magari l’autostrada Tirrenica, il solito Ponte sullo Stretto e soprattutto altri finanziamenti alle banche. E di cosa si parla in questi ultimi giorni?

Dicono che molte banche sono a rischio fallimento.

Appunto. Siamo sempre lì.

Quindi, come diceva, venerdì sarà sul palco.

Per difendere la Costituzione, una delle poche certezze della mia vita, che affonda le sue radici in Liberté, Égalité, Fraternité mischiate al sangue della Resistenza italiana, scritta dal meglio della nostra intelligenza appena uscita da oltre un ventennio di fascismo.

Altra storia rispetto ai protagonisti di questa pseudo-riforma.

Gente che è il prodotto del ventennio berlusconiano, senza la preparazione necessaria. C’è un abisso.

Da anni lei grida alla P2.

È quello che stavo dicendo poco fa quando parlavo di ventennio berlusconiano. L’impianto centrale di questa riforma è centralista, si accentrano i poteri su un’unica persona, un’anomalia non riscontrabile in nessun Paese occidentale.

Nel 2015 sul palco del Primo Maggio ha attaccato Renzi ed è scoppiato il putiferio.

Sono rimasto allibito, mai successo, neanche ai tempi di Berlusconi premier. Anche la Boschi è arrivata a farmi i conti in tasca su quanto ho guadagnato, evidentemente è un’esperta di banche…

La polemica durò giorni.

Subito dopo il Tg1, mi chiamò mia madre, era agitata: ‘Piero, dicono che sei un caso politico!’.

Ogni tanto incontra Renzi a Firenze.

L’ultima volta prima dello scorso Natale. Ero in osteria con gli amici storici, i componenti del primo gruppo musicale, precedente ai Litfiba, oggi tutti avvocati. A un certo punto entra il Bomba (Renzi) e inizia il suo show…

Baci, abbracci e sorrisi.

Esatto, si comporta sempre come se fosse lo sposo a un matrimonio: fa il giro dei tavoli, fino a quando arriva al nostro. Si ferma. Mi guarda e mi dice con tono quasi mieloso: ‘Basta con questi attacchi, ma cosa ti ho fatto?’.

E lei?

Mi alzo dalla sedia, gli do due pacche sul collo, e rispondo: ‘Smetterla con le stronzate, piantala di raccontare balle e cerca di svolgere il tuo ruolo di leader democratico’. Si è paralizzato, poi zitto se n’è andato.

Però non lo ha convinto…

Quello ha le spalle super coperte, da Obama alla Bce passando da Napolitano. Non dimentichiamolo.

Da: Il Fatto Quotidiano del 30/11/2016.

 

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